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Soia: è efficace per i sintomi della menopausa?

21/06/2017

Durante la menopausa e nel periodo di adattamento che la precede, detto premenopausa, il corpo femminile subisce una serie di cambiamenti che modificano la fisiologia del corpo. In particolare gli estrogeni, ormoni che regolano il ciclo mestruale, si riducono progressivamente perché gradatamente le ovaie smettono di funzionare. Di conseguenza, si presentano una serie di fastidiosi disturbi come le vampate di calore, la secchezza vaginale, le sudorazioni e l’insonnia.

Tra i tanti rimedi “naturali” che vengono consigliati per ridurre questi fastidi si sente spesso parlare della pianta della soia. I suoi sostenitori sostengono che gli isoflavoni, un tipo di estrogeni naturali (fitoestrogeni) contenuti nella soia, aiuti a sopperire al calo fisiologico nella produzione di questi ormoni da parte del corpo prima della menopausa.

È dunque consigliabile introdurre la soia nella dieta della donna in premenopausa? Cerchiamo di dare un risposta tenendo conto degli studi eseguiti finora.

Il ruolo dei fitoestrogeni

L’interesse nei confronti dei fitoestrogeni, cioè gli estrogeni che si trovano naturalmente nella soia e in altre piante, è nato dopo che i ricercatori si sono accorti che nelle popolazioni femminili asiatiche (specialmente in Giappone), la cui dieta è normalmente ricca di soia, l’incidenza di alcune malattie dovute all’invecchiamento come i disturbi cardiovascolari e i tumori è più bassa rispetto a quella delle donne occidentali. Si è così studiato in modo più approfondito l’impatto sulla salute dei fitoestrogeni.

L’idea alla base dell’inserimento nella dieta delle donne in menopausa dei fitoestrogeni è che questi agiscano come modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni, cioè funzionino come “finti estrogeni” regolando l’azione degli estrogeni normalmente prodotti dal corpo. In questo modo la loro azione sarebbe doppiamente utile: nella donne in età fertile impedirebbero lo sviluppo di tumori, che si sa ormai essere legato all’azione degli ormoni su alcuni organi come le ovaie e l’endometrio. In età più avanzata invece servirebbero a regolare gli sbalzi dovuti al calo dell’attività estrogenica, moderando gli episodi di vampate e sudorazioni notturne.

La soia funziona davvero?

Queste azioni, denominate antiestrogenica ed estrogenica, sono state confermate da studi farmacologici. Ciò nonostante, ci sono molte variabili da tenere in conto. Concentriamoci per ora sulla soia, l’oggetto del nostro articolo. Questa contiene un tipo di fitoestrogeni chiamati isoflavoni.  Molti medici ne consigliano l’utilizzo per ridurre i sintomi della menopausa.

In realtà gli studi eseguiti per valutare l’azione estrogenica della soia hanno però dato risultati contrastanti. In uno di questi si è visto che le vampate nelle donne a cui veniva somministrata la soia diminuivano del 45%, mentre nel gruppo che riceveva un placebo (cioè una finta medicina che non conteneva nulla) migliorava del 30%. Eppure, altri studi non hanno avuto risultati così apprezzabili. In un'altra ricerca, malgrado un miglioramento nei primi 3 mesi, si è visto che i sintomi ritornavano successivamente ai livelli pre-trattamento. Bisogna anche tenere conto dell’impatto positivo che altre abitudini possono avere sui sintomi della menopausa: chi comincia a controllare meglio la propria dieta, riducendo alcol e caffè ed evitando l’abuso di grassi e zuccheri, può avere benefici indipendenti dall’inserimento della soia nella propria dieta.

Conclusione

In definitiva, gli isoflavoni contenuti nella soia potrebbero avere un blando effetto contro le vampate, e dato che un consumo moderato di soia non presenta particolari effetti collaterali, può essere un’alternativa percorribile per quelle donne che non desiderano sottoporsi a una terapia di sostituzione ormonale. La soia è certamente un alimento sano dalle notevoli proprietà nutritive.

Bisogna però aggiungere che, nei casi più gravi e che inficiano duramente la qualità della vita della paziente, la terapia ormonale sostitutiva - specialmente nelle ultime formule “mirate” che vanno a colpire selettivamente solo alcuni tipi di tessuti evitando il tanto temuto rischio  di sviluppare tumori – sono più indicate