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Nuove scoperte aiutano a spiegare la perdita di fertilità femminile in tarda età

06/04/2017

Sappiamo tutti che la fertilità femminile è destinata a declinare con il passare degli anni. Una nuova ricerca del Montreal Hospital Research Center (CRCHUM), in Canada, ha esaminato le variazioni genetiche alla base dell’infertilità femminile, scoprendo che sono legate alla segregazione dei cromosomi, quel principio della genetica classica secondo il quale i membri di una data coppia di alleli si separano l’uno dall’altro quando un individuo forma le sue cellule germinali.

Con il passare degli anni, le donne sviluppano un numero sempre maggiore di ovociti aneuploidi, cioè con dei difetti genetici che impediscono o rendono difficile il concepimento. Questo processo ha madiamente inizio intorno ai 35 anni.

È risaputo che la causa di queste malformazioni negli ovociti è dovuto alla “disgregazione” dei cromosomi. In particolare, il complesso di proteine che li tiene uniti, la coesina, comincia a funzionare male, favorendo questo processo.

La ricerca canadese ha però aggiunto, senza smentire la teoria della perdita di coesione tra cromosomi, un altro tassello che contribuisce a spiegare l’infertilità. Si tratta della perdita di funzionalità dei microtubuli, piccole strutture cilindriche che regolano il movimento delle cellule che si organizzano nel fuso mitotico, una struttura che aiuta a separare le cellule figlie da quella madre.

Il nome fuso deriva proprio dalla forma della disposizione dei cromosomi gestita dai microtuboli, che li organizzano al momento della divisione cellulare. A divisione avvenuta, i microtubuli mandano i cromosomi al polo opposto del nucleo della cellula madre nel processo noto appunto come segregazione cromosomica.

Nei topi anziani utilizzati nello studio, i ricercatori hanno notato che i microtubuli non riescono più a organizzare la segregazione dei cromosomi durante la divisione cellulare in modo normale. Invece di organizzarsi in modo simmetrico sul tubo mitotico, i microtubuli vanno in ogni direzione, causando errori nella distribuzione dei cromosomi.

Queste scoperte, sostengono i ricercatori canadesi, potrebbero condurre allo sviluppo di trattamenti per curare l’infertilità di donne più anziane.