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Benefici del cortisone nelle tecniche di procreazione assistita

Nonostante i progressivi miglioramenti delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) il rischio di insuccesso è ancora molto elevato. Si definisce “fallimento ripetuto dell’impianto” la mancata gravidanza dopo tre tentativi di transfer di embrioni di buona qualità e “poliabortività” nel caso di tre o più aborti ripetuti. In questi casi si procede con approfondite indagini per valutare potenziali cause genetiche, infettive, endocrinologiche, coagulatorie, anatomiche e immunologiche. Queste ultime rappresentano uno dei maggiori paradossi dell’immunologia, in quanto nonostante il feto condivida solo metà del suo patrimonio genetico con la madre, non viene minimamente riconosciuto come “intruso”. Quando qualcosa non funziona l’embrione viene riconosciuto come estraneo, aggredito dagli anticorpi materni e quindi abortito spontaneamente. Una ricerca italiana ha svelato i meccanismi che regolano la fisiologica protezione del feto dall’attacco del sistema immunitario materno aprendo la strada allo studio di terapie per ovviare a questo fenomeno. Questo studio si è rivelato utile anche nell’oncologia in quanto lo stesso meccanismo viene utilizzato dalle cellule tumorali per sfuggire all’attacco del sistema immunitario. Nei primi mesi di gravidanza la madre sviluppa i linfociti T che hanno proprietà immunoregolatorie (Treg) e permettono di bloccare il “rigetto” del feto. La produzione delle Treg è regolato dalle cellule natural killer (NK), che nel sangue normalmente uccidono tumori e cellule infettate mentre nella placenta cambiano il loro comportamento e producono sostanze che inducono la crescita dei tessuti e la formazione di nuovi vasi, importanti per la nutrizione e la crescita del feto. I ricercatori hanno scoperto che le cellule NK, scambiandosi informazioni con i macrofagi, danno l’ordine di produrre moltissime Treg che bloccano ogni tentativo del sistema immunitario della madre di eliminare il feto. Se il meccanismo viene alterato, le Treg non vengono prodotte e il feto viene aggredito dalle stesse cellule NK e dagli anticorpi materni con conseguente aborto.

La strategia terapeutica per le cause immunologiche dell’infertilità è tutt’oggi oggetto di discussione per la bassa risposta terapeutica e gli elevati costi delle cure, come per esempio l’utilizzo di immunoglobuline endovena, Intralipid® e microimmunoterapia. II cortisone è un ormone corticosteroide prodotto dalla ghiandole del surrene con proprietà antinfiammatorie e immunomodulanti. Il farmaco, estremamente economico, viene rapidamente assorbito a livello intestinale; la sua azioneantinfiammatoria, che si differenzia da quella dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), agisce bloccando la sintesi delle prostaglandine proinfiammatorie, che sono le responsabili della regolazione della temperatura corporea, di eritema, edema e aumentata sensibilità al dolore e la sintesi dei leucotrieni proinfiammatori che determinano la broncocostrizione. È utilizzato con successo per patologie quali shock anafilattico, allergie, asma, sclerosi multipla, malattie autoimmuni reumatologiche quali l’artrite reumatoide e le connettiviti, dermatologiche come la psoriasi, muscolari come le miositi, intestinali come il morbo di Crohn o la rettocolite ulcerosa e infine per il rigetto dei trapianti, rappresentando per molti pazienti un vero e proprio salva-vita. Nell’ambito dell’infertilità si è visto che l’utilizzo del cortisone può essere utile per attenuare il rischio abortivo nelle pazienti affette dalla presenza di anticorpi anti-DNA o di anticorpi antinucleo (ANA) oppure, in associazione a basse dosi di aspirina e/o di eparina a basso peso molecolare, nelle pazienti affette dalla presenza di anticorpi anti-fosfolipidi, un gruppo di circa 20 anticorpi contro le proteine che normalmente consentono il contatto e l´adesione dell´embrione alla mucosa uterina attraverso un meccanismo di angiogenesi (creazione di nuovi vasi sanguigni). La presenza di anticorpi anti-fosfolipidi, quali ad esempio gli anticorpi anticardiolipina (ACA) e gli anti-Lupus (LAC), inibisce questo meccanismo determinando trombosi venose e arteriose con conseguente rischio abortivo.

L’utilizzo di cortisonici, in particolare di prednisone, betametasone e metilprednisolone, può trovare utilizzo anche per la tiroidite autoimmune o di Hashimoto provocata dalla presenza di anticorpi anti-tireoperossidasi (anti-TPO) o anti-tireoglobulina (anti-TG) che inducono un’infiammazione cronica della ghiandola con progressiva riduzione della sua funzionalità detta anche ipotiroidismo. Tale condizione dev’essere trattata anche con l’aggiunta di una terapia ormonale sostitutiva di ormone tiroideo in quanto l’ipotiroidismo non curato determina nella donna irregolarità del ciclo mestruale, disturbi dell’ovulazione e riduzione delle possibilità di impianto dell’embrione mentre nell’uomo una riduzione della qualità dello sperma, riducendo quindi la fertilità della coppia. Anche la presenza di anticorpi anti-spermatozoi (ASA) può determinare una riduzione della fertilità di coppia in quanto nella donna si sviluppa una reazione ostile agli spermatozoi nel muco cervicale o sulla parete dell’ovocita mentre nell’uomo, per eventi traumatici, chirurgici o patologici quali varicocele e criptorchidismo, si determina un’interruzione della barriera emato-testicolare con lo sviluppo di agglutinati spermatici che impediscono il movimento degli spermatozoi. In caso di test positivo agli ASA nel siero della donna o di Mixed Anti-globuline Reaction(MAR test) patologico nello sperma, la terapia con il cortisone può migliorare sensibilmente la fertilità di coppia.

L’utilizzo del cortisone potrebbe trovare infine indicazione anche per le pazienti affette da endometriosi, malattia cronica benigna caratterizzata dall’impianto anomalo (ectopia) di cellule dell’endometrio (il tessuto che riveste la cavità uterina), in altri organi quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino. Questa anomalia è scatenata dal rilascio di varie citochine e da fattori di crescita angiogenici che stimolano la formazione di nuovi vasi e la diffusione delle lesioni che si manifesta tramite forti dolori e sofferenze intestinali determinando un’infiammazione cronica dannosa per l’apparato femminile e che rende l’ambiente ostile all’annidamento dell’embrione. Il cortisone per le sue proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche può essere dunque di supporto nei trattamenti di PMA migliorando la compliance (accettazione della terapia) delle pazienti affette da endometriosi e agevolando l’impianto embrionale.

Dott. Cesare Taccani – Responsabile Centro ProVita, Novara

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