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Menopausa: l’esposizione agli estrogeni riduce il declino cognitivo

Uno studio condotto dalla Utah State University ha fatto luce sul rapporto tra esposizione agli estrogeni e declino cognitivo, facendo emergere un’associazione significativa tra questi ormoni e il fenomeno neurodegenerativo. Lo studio ha coinvolto oltre 2mila donne

29 OTT – (Reuters Health)– “Stanno emergendo ulteriori prove del fatto che gli ormoni sessuali, come gli estrogeni, siano associati alla cognizione e alla salute del cervello”, dice Joshua Matyi, della Utah State University e primo autore di uno studio che ha suggerito un’associazione tra esposizione agli estrogeni e il rallentamento del declino cognitivo nelle donne. La ricerca è stata pubblicata da Menopause.

Lo studio
Joshua Matyi e colleghi hanno esaminato i dati relativi a 2.114 donne incluse in uno studio sulla memoria e l’invecchiamento. Tra queste, 833 non si erano mai sottoposte a terapia ormonale. L’esposizione agli estrogeni endogeni (EEE) in media era di 33 anni.

Per ogni anno in più di EEE, i valori del MMSE (Mini-Mental State Examination) erano di 0,05 punti più alti (P ​​= 0,008). Dopo l’aggiustamento, il collegamento è stato in qualche modo attenuato (0.02, P = 0.054).

Anche ogni anno aggiuntivo di terapia ormonale era associato a un punteggio del MMSE più alto. L’effetto dell’esposizione agli ormoni variava in base all’età: nelle donne di età pari o superiore a 75 anni, un’esposizione più lunga era associata a punteggi più elevati, nelle donne più giovani avveniva il contrario.

Le donne che avevano iniziato una terapia ormonale entro cinque anni dalla menopausa avevano punteggi più elevati rispetto a quelle che l’avevano iniziata in seguito.

Le prossime ricerche dovrebbero analizzare i fattori esterni che comportano un’interruzione dell’esposizione agli estrogeni, “come il cancro e i trattamenti per il cancro”, ha aggiunto Matyi.

“Grazie a un numero crescente di ricerche, conosciamo meglio sia i rischi sia i benefici associati alla terapia ormonale. Un’ulteriore comprensione consentirà ai medici di formulare raccomandazioni terapeutiche mirate”.

Fonte: Menopause 2019

Anne Harding

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)