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Post-partum e lassità vaginale: quali sono i sintomi e cosa fare?

Un lungo travaglio e un periodo espulsivo prolungato, oppure il parto di un neonato di peso elevato alla nascita possono mettere a dura prova i muscoli e i tessuti che circondano la vagina. In alcune donne, infatti, a distanza di qualche mese dal parto possono comparire disturbi riferiti a una condizione chiamata lassità vaginale post-partum.

Quali sono i sintomi della lassità vaginale post partum e cosa fare?

«Durante il parto può capitare che, a causa di un’eccessiva distensione del muscolo elevatore dell’ano che circonda la vagina, possono presentarsi lacerazioni delle fibre muscolari. La distensione e in alcuni casi la lesione dei tessuti muscolari intorno alla vagina può dar luogo a una condizione chiamata lassità vaginale caratterizzata da perdita di trofismo, cioè di tono dei tessuti vaginali».

Quali sono i sintomi della lassità vaginale?

«La lassità vaginale post-partum è tra le cause principali di riduzione della sensibilità vaginale alla penetrazione durante i rapporti sessuali nelle donne che hanno partorito, e che può provocare una difficoltà della donna e dell’uomo nel recuperare l’intimità sessuale dopo il parto. In alcuni casi, però, la lassità vaginale può indurre nella donna anche sintomi genito-urinari associati a perdita della funzionalità dei muscoli pelvici. In questi casi, potrebbe manifestarsi prolasso dell’utero e della parete anteriore (cistocele) o posteriore (rettocele) della vagina, disturbi minzionali, incontinenza da sforzo, cioè le piccole perdite di urina a seguito di un colpo di tosse, una starnuto o una fragorosa risata, fino ad arrivare a incontinenza a gas e feci».

Cosa fare dopo il parto?

«In presenza di questi disturbi è necessario recuperare il tono vaginale. In molti casi può essere sufficiente iniziare la riabilitazione del pavimento pelvico dopo i primi 40 giorni dal parto, ma quando i tessuti muscolari intorno alla vagina sono più compromessi, e la lassità vaginale dà luogo anche a disturbi di tipo funzionale, è indicata la terapia con radiofrequenza quadripolare dinamica. Si tratta di una nuova tecnologia che utilizza onde termiche (radiofrequenza) per risolvere la perdita di trofismo dei tessuti, migliorare l’elasticità e la compattezza del canale vaginale stimolando la produzione di collagene ed elastina, ripristinare la sensibilità nei rapporti sessuali sia per la donna che per il partner, e ridurre il rischio di prolasso di utero e parete vaginale. In questo modo, con un miglior tono dei muscoli e tessuti intorno alla vagina, la terapia permette di gestire e risolvere anche i problemi di incontinenza urinaria da sforzo. L’indicazione a questa terapia innovativa è stabilita dallo specialista in ginecologia o sessuologia durante la visita ginecologica».

In quanto tempo si risolvono i disturbi?

«La terapia con radiofrequenza quadripolare dinamica permette alla donna di recuperare il trofismo vaginale come prima del parto e migliorarlo in 4 sedute totali da effettuare in circa due mesi. Ogni seduta di radiofrequenza, della durata di circa 20 minuti, viene programmata a distanza di due settimane l’una dall’altra, e dopo quattro-sei mesi dalla fine del ciclo di sedute può essere necessario un richiamo. Per tutta la durata del trattamento, che può essere effettuato dall’ostetrica grazie a particolari dispositivi realizzati per agire nei tessuti esterni e interni della vagina, la donna avverte un leggero calore intermittente, assolutamente indolore: in caso però la paziente avverta fastidio; il trattamento può essere immediatamente interrotto grazie a un sistema di biofeedback che la donna può gestire in ogni momento».