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Scoperte molecole della fertilità grazie ad un embrione “avatar”: utili per contraccezione e fecondazione in vitro

Uno studio, basato su esperimenti condotti usando blastoidi, ha scopertobalsoitid due interruttori molecolari della fertilità

Grazie all’”avatar” di un embrione umano sviluppato in laboratorio, sono stati scoperti due interruttori molecolari della fertilità: il primo favorisce la formazione dell’embrione e potrebbe essere usato per aumentare l’efficienza delle pratiche di fecondazione artificiale; il secondo, invece, impedisce all’embrione di impiantarsi in utero e potrebbe portare allo sviluppo di una pillola contraccettiva non ormonale da usare solo al bisogno. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, è stato condotto dagli esperti dall’Istituto di biotecnologia molecolare dell’Accademia austriaca delle scienze (IMBA).

Lo studio si basa su esperimenti condotti usando i blastoidi, cioè strutture cellulari tridimensionali molto simili all’embrione nella sua fase iniziale di sviluppo (blastocisti). Grazie a questi modelli, i ricercatori sono riusciti a identificare i segnali molecolari che permettono ad alcune cellule dell’embrione di diventare ‘appiccicose’ per aderire alla parete uterina. Il segnale può essere spento grazie a una molecola, chiamata SC144, che è già stata approvata dall’Agenzia del Farmaco statunitense (FDA) e dunque potrebbe portare allo sviluppo di una nuova generazione di contraccettivi più sicuri e semplici da assumere.

Sempre grazie ai blastoidi, è stata individuata anche una molecola naturale, chiamata LPA, che migliora l’auto-organizzazione delle cellule staminali e dunque potrebbe favorire la formazione degli embrioni durante le procedure di fecondazione artificiale.

I precedenti tentativi di riprodurre blastoidi tramite cellule staminali presentavano delle limitazioni, mentre il lavoro del gruppo di ricerca ha portato all’identificazione di un trio di vie di segnalazione che, se inibite, consentono la formazione di blastoidi che emulano efficacemente il normale sviluppo di blastocisti. L’efficienza di questo approccio, riportano gli scienziati, è stata superiore al 70%. I blastoidi si attaccano in modo specifico alle cellule endometriali stimolate dagli ormoni in vitro, commentano gli studiosi, il che permette di approfondire la conoscenza legata allo sviluppo umano fino al 13° giorno.