Molte donne, con l’arrivo della menopausa, iniziano ad avvertire sintomi che spesso tendono a minimizzare. Secchezza, bruciore, fastidio durante i rapporti, piccoli sanguinamenti o infezioni urinarie ricorrenti vengono talvolta considerati “normali conseguenze dell’età”. In realtà, nella maggior parte dei casi, si tratta di una condizione ben precisa: l’atrofia vulvo-vaginale, oggi definita sindrome genito-urinaria della menopausa.
La riduzione degli estrogeni che accompagna la menopausa non influisce soltanto sul ciclo mestruale. Coinvolge in modo diretto anche i tessuti vaginali e vulvari. La mucosa diventa più sottile, meno elastica, meno lubrificata. Il pH vaginale aumenta e l’equilibrio della flora batterica si modifica. Tutto questo può tradursi in sintomi che incidono sulla qualità della vita, sulla serenità di coppia e sul benessere personale.
È importante chiarire un punto fondamentale: l’atrofia vulvo-vaginale non è una condizione che migliora da sola. È progressiva. Se non trattata, tende a peggiorare nel tempo.
La terapia ormonale locale: efficace e mirata
Quando i sintomi sono presenti, la terapia più efficace è rappresentata dagli estrogeni locali. Si tratta di creme, ovuli, compresse vaginali o anelli che rilasciano piccole quantità di ormone direttamente a livello della mucosa vaginale.
L’obiettivo non è “fare una terapia ormonale generale”, ma ripristinare localmente il trofismo dei tessuti. La risposta è generalmente molto buona: migliorano la lubrificazione, l’elasticità e il comfort nei rapporti. Nei dosaggi appropriati, l’assorbimento sistemico è minimo e il trattamento risulta sicuro nella maggior parte delle pazienti.
La modalità di utilizzo viene personalizzata: spesso si inizia con applicazioni più frequenti per alcune settimane, per poi passare a una fase di mantenimento.
Le alternative non estrogeniche
Non tutte le donne possono o vogliono utilizzare estrogeni locali. In questi casi esistono alternative valide.
Il DHEA vaginale, ad esempio, agisce trasformandosi localmente in estrogeni e androgeni direttamente nelle cellule vaginali. Questo meccanismo consente un’azione mirata sui tessuti, migliorando la sintomatologia senza modificare in modo significativo i livelli ormonali nel sangue.
Un’altra opzione è rappresentata dall’ospemifene, una terapia orale che agisce selettivamente sui recettori estrogenici a livello vaginale, migliorando secchezza e dolore nei rapporti. È indicato soprattutto nelle forme moderate o severe e in donne che non sono candidate alla terapia locale estrogenica.
La scelta della terapia non è mai standardizzata. Deve tenere conto della storia clinica, dell’età, dei sintomi, delle eventuali patologie associate e delle preferenze della paziente.
Non è un problema “di cui vergognarsi”
Uno degli aspetti più delicati dell’atrofia vulvo-vaginale è il silenzio. Molte donne non ne parlano, nemmeno durante la visita ginecologica, perché ritengono che sia un disturbo inevitabile o “poco importante”.
In realtà, oggi abbiamo strumenti efficaci per trattarla. Migliorare il comfort quotidiano e la qualità della vita è possibile. La menopausa non deve coincidere con la rinuncia al benessere.
Una valutazione specialistica permette di capire se i sintomi sono legati a un’atrofia vulvo-vaginale e di scegliere la strategia terapeutica più adatta.
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